Foto di Roberto Lionetti

Foto di Roberto Lionetti

Sabato 7 e domenica 8 novembre 2015, si è tenuto a Udine, presso il Palazzo della Regione Friuli Venezia Giulia, il convegno “Corpi sessuati. Disabilità e sessualità”,

Realizzato dall’AISW Triveneto – Associazione Italiana Sindrome di Williams in collaborazione con il Centro di Coordinamento Regionale Malattie Rare FVG, l’evento è stato possibile anche grazie a un contributo del Centro Servizi Volontariato FVG (Bando Promozione del Volontariato finalizzato al contrasto dei fenomeni di esclusione sociale) e al lavoro in rete di varie OdV (AISW Triveneto, La Compagnia di Genitori Scatenati, l’Associazione LIRA).

Il percorso formativo si proponeva di fornire conoscenze, saperi e linee guida sulla sessualità delle persone disabili; facilitare l’incontro tra le famiglie e tra i familiari e coloro che operano nel campo della disabilità, al fine di creare momenti di scambio esperienziale; superare le resistenze e i tabù legati al tema della sessualità nella disabilità; introdurre, infine, il tema della figura dell’Assistente Sessuale.

La formazione, che si colloca all’interno di un percorso avviato dall’AISW e dal Centro Regionale Malattie Rare nel 2012, è stata affidata a due relatori d’eccezione, capaci di trattare, in modo leggero ma con estrema competenza e sensibilità, temi attuali e spinosi, sui quali pesa una quantità enorme di tabù, resistenze culturali, pregiudizi, fraintendimenti.

L’incontro è stato aperto dall’assessore regionale Silvana Cremaschi e dal dottor Bruno Bembi, responsabile del Centro Regionale Malattie Rare, cui hanno fatto seguito gli interventi della dottoressa Rosalia Da Riol, pediatra, e Daniela Baseggio, presidente dell’Associazione Italiana Sindrome di Williams, che hanno presentato brevemente il corso.

Dopo i saluti di apertura dei promotori del convegno, Fabrizio Quattrini, sessuologo, ha animato l’intera giornata di sabato. L’urgenza degli interrogativi di persone con disabilità, familiari e operatori presenti al corso è stata tale, che quella che in teoria avrebbe potuto essere una “lezione frontale” si è trasformata immediatamente in un ricco e coinvolgente dibattito. Alcune questioni emergevano spontaneamente dal pubblico, altre come risultato degli stimoli suscitati, spesso in modo provocatorio, da Quattrini, che ha saputo trattare i diversi temi previsti non sulla fase di slide e tecniche didattiche formali, ma sulla base di un’empatica apertura al (e del) pubblico.

Si è parlato così, in modo aperto, degli aspetti più vari legati alla sessualità, e Fabrizio Quattrini ha tenuto, in molti suoi interventi, a sottolineare come la sessualità nelle persone disabili non sia un “pianeta lontano”, ma imponga a noi tutti di interrogarci, in primis, sulla nostra sessualità. Così, prima di affrontare il “problema” della masturbazione nei disabili (fisici e/o cognitivi), Quattrini ha posto ai partecipanti una domanda di per sé provocatoria, chiedendo loro chi pratichi l’autoerotismo con una certa frequenza: il fatto che pochissimi, in sala, abbiano alzato la mano, e che abbiano risposto comunque solo uomini, ha permesso di cogliere subito la difficoltà di parlare liberamente della propria sessualità; un buon punto di partenza, questo, per capire quanto possa essere complesso parlare poi di quella altrui. Ma riflettere sul proprio modo di vivere la sessualità è la premessa necessaria per poter cogliere, il modo empatico, i diversi aspetti del tema. Sono così emerse riflessioni su ciò che l’autoerotismo può significare (e implicare) per una persona disabile: un’esperienza, di per sé piacevole, può generare, in determinati casi, un vissuto di frustrazione legato a difficoltà motorie; se all’autoerotismo si associano, generalmente, fantasie erotiche, come può vivere il proprio corpo, a livello di immaginario, la persona con handicap fisici?

E’ stato sottolineato come forme diverse di disabilità fisica e psichica modulino in modo diverso l’espressione e la soddisfazione del bisogno sessuale, e impongano risposte adeguate (nel caso del ritardo cognitivo, ad esempio, le parole non arrivano facilmente, e occorre quindi appoggiare l’azione formativa all’esempio pratico; in altre patologie, sono assenti freni inibitori, e l’espressione dell’esigenza sessuale può risultare in questi casi socialmente inopportuna. Si è riflettuto, a partire da esperienze condivise dal pubblico, sull’opportunità di insegnare, al bambino disabile che si tocca in pubblico, che esistono spazi (bagno, cameretta) e tempi (legati alla dimensione della privacy) in cui può farlo liberamente. La centralità dell’educazione alla sessualità è emerso dunque nettamente, in questo aspetto come in altri, emersi nell’arco delle due giornate. E discutendo di educazione alla sessualità, è emerso anche il tema del rischio di gravidanze indesiderate, associato alla soddisfazione del bisogno sessuale, e la necessità di ricorrere, quando opportuno, all’uso di metodi contraccettivi adeguati alla specifica patologia.

L’importanza del lavoro d’équipe, coniugata alla costruzione di spazi e momenti d’intimità, il consenso e la collaborazione della famiglia, il diritto delle persone disabili a esprimere (come ognuno di noi) il proprio orientamento sessuale, sono alcuni dei temi su cui formatore e pubblico si sono confrontati, con esempi, testimonianze, esperienze personali di genitori, operatori e disabili.

In molti paesi, la soluzione è stata quella di prevedere il ricorso alla prostituzione come risposta al problema; in altri, esiste già la figura dell’assistente sessuale, anche se con caratteristiche diverse da paese a paese. Anche in Italia si è pensato di introdurre questa figura professionale, in grado di provvedere all’educazione affettiva e sessuale della persona con disabilità. Mentre la prostituzione è un rapporto che creai dipendenza, lo scopo fondamentale dell’assistente sessuale è quello di promuovere l’autonomia, l’indipendenza della persona con disabilità.

La giornata di domenica è stata animata da Max Ulivieri, promotore di una proposta di legge di iniziativa popolare sull’introduzione in Italia della figura dell’assistente sessuale.

Ulivieri, blogger e autore di vari siti sulla disabilità, ha ricordato come il web gli abbia offerto la possibilità di parlare con molte persone di ciò che, in famiglia, è ben difficile parlare. E ha sottolineato come internet gli abbia consentito di presentarsi agli altri innanzitutto per quello che è il suo mondo interiore, a prescindere dalla sua esteriorità.

In un percorso a spirale, Ulivieri ha ripreso molti dei temi trattati il giorno prima da Quattrini, arricchendoli di aneddoti personali e nuovi spunti di riflessioni, coinvolgendo ancora una volta il pubblico, con domande dirette, spesso rivolte a una specifica persona, ma sempre in modo allegro e delicato, con grande sensibilità e capacità di mettere in relazione le persone presenti in aula.

Ulivieri ha sottolineato come uno dei problemi delle persone disabili nel vivere la loro sessualità sia costituito dalla perdita di intimità, in casa come nelle strutture che eventualmente le ospitano. Ha raccontato, in modo toccante, il suo primo tentativo di vivere un’esperienza sessuale contattando una escort: un’esperienza al tempo stesso piacevole ma frustrante, proprio perché da quell’esperienza era esclusa, per evidenti ragioni, la dimensione affettiva.

A proposito di opinione pubblica e di media, Ulivieri ha stigmatizzato l’idea, assai diffusa, che le persone “diverse” abbiano una sessualità “diversa”, e ha sottolineato il fatto che la stessa frammentazione del mondo della disabilità, conseguenza diretta della molteplicità di patologie, riduca di fatto l’impatto delle persone disabili sui media. Su questo fronte, Ulivieri conduce da anni un’azione costante, che lo ha visto testimone su numerosi giornali e in trasmissioni radiofoniche e televisive. Forum, Le Iene, Rai 3, Vanity Fair sono solo alcuni dei media in cui Ulivieri ha portato, in questi ultimi anni, il tema della sessualità nelle persone disabili e quello dell’assistenza sessuale.

Inutile nascondere che la strada intrapresa è tutt’altro che facile, così come non lo è il riconoscimento giuridico di questa nuova figura professionale. In Francia, ad esempio, è già stata presentata due volte una proposta di legge sull’assistenza sessuale, e due volte bocciata. Eppure questa figura professionale, delineata oggi come possibile risposta ai problemi delle persone disabili nel vivere la propria sessualità, potrebbero in futuro trovare impiego anche con altre categorie sociali: gli anziani, ad esempio, o i pazienti oncologici.

Nonostante il progetto di legge presentato nel 2014 e che prevede il riconoscimento, nel nostro paese, della figura professionale dell’assistente sessuale, è forte il rischio che tale progetto finisca nel “cimitero delle proposte di legge” di cui è pieno il parlamento italiano. Per questa ragione, e per l’urgenza di una soluzione a un problema ormai inderogabile, Ulivieri ha auspicato che le associazioni di volontariato chiedano alle Regioni l’autorizzazione ad avviare in via sperimentale i corsi per assistenti sessuali, di cui sono pronti ormai finalità e contenuti. Le Regioni, infatti, possono avviare la sperimentazione anche in assenza di una legge nazionale. A tutt’oggi, però, nessuna Regione in Italia ha avviato tale percorso formativo, anche se l’attuale Presidente della Regione Toscana ha espresso l’anno scorso la sua disponibilità in tale senso.

La Regione Friuli Venezia Giulia, in quanto Regione Autonoma, potrebbe giocare in questo percorso, secondo Ulivieri, un ruolo determinante. Ma perché ciò possa avvenire, è fondamentale che le associazioni di volontariato e le famiglie esprimano ad alta voce la loro volontà in questo senso.

FONTE: CIESSEINFORMA