Il libro sull'assistenza sessuale

Loveability è un saggio che pone all’attenzione del lettore, che sia esso un semplice curioso o una figura operante nel settore socio-sanitario, la questione che in Italia è stata sdoganata solo di recente: quella del desiderio sessuale nelle persone disabili.

Si può portare l’assistenza ai disabili a un livello ancora più efficiente?

Gli esperti di questo libro, con un approccio concreto alla problematica, ci spiegano che questo è possibile; lo fanno analizzando ogni aspetto del termine “caregiver”, dimostrando un reale interesse per la centralità della persona.

Scritto con uno stile lineare, LoveAbility potrebbe essere definito un “documento d’informazione”, quasi un manifesto per la scioltezza con cui le parole scorrono, per il caratteristico ritmo serrato con il quale le idee vengono esposte -quasi si trattasse di un romanzo. Le voci degli autori si conciliano in un’armonia perfetta; è chiaro che è stato svolto un lavoro accurato nello sforzo di far convergere le loro idee in un

saggio dove l’elemento coerenza è presente dalla prima all’ultima parola.

La prima domanda che ci poniamo durante la lettura è la seguente: un disabile può provare desiderio sessuale? Un quesito apparentemente banale, ma che per molti -famiglie, medici, infermieri- costituisce un argomento tabù. La risposta è racchiusa nell’esistenza del saggio stesso; nell’esigenza di affrontare un problema tanto trascurato eppure di fondamentale importanza.

E’ questo un saggio che inizialmente gioca sull’immedesimazione del lettore (nella premessa si parla di “esperimento empirico”), ma che utilizza argomentazioni solide per spiegare la nascita di nuove professioni, come quella dell’assistente sessuale. Perché da quando, negli anni ’70, si è capito che medicalizzare la malattia non è la soluzione ottimale per prendersi cura dell’altro -non se la medicalizzazione è scevra da un approccio umanistico/esistenziale- gli operanti nel settore hanno iniziato a

guardare ad ogni singolo aspetto della vita del disabile, smettendo di concentrarsi unicamente sul soddisfacimento dei bisogni che ne garantiscono la sopravvivenza.

L’impulso sessuale, come è qui spiegato, è una spinta intrinseca nel corpo di ogni essere umano; perché il disabile non avrebbe dunque diritto a scoprire anche questa sfera del proprio essere?

“ A ben guardare, in realtà, le persone con disabilità sono toccate. Spesso. Anzi, direi sempre, in ogni caso. Sono toccate da chi le aiuta a vestirsi, spogliarsi, lavarsi. Dai genitori, dalle assistenti domiciliari, dai medici o dalle infermiere. “

LoveAbility

Come gli autori di LoveAbility spiegano, la figura dell’assistente sessuale è unica nel suo genere, e contiene in sé tante sfaccettature: suo compito è, infatti, non solo assistere il disabile nella scoperta della propria sessualità; il coinvolgimento

è molto più profondo e riguarda la sfera relazionale, psicologica e sociale dell’individuo.

Competenza medica e una solida cultura di tipo umanistico sono caratteristiche fondamentali nel profilo dell’assistente sessuale, ma nel suo ruolo entrano in gioco fattori come l’empatia, il saper interpretare ogni reazione dell’assistito, il riuscire a individuare le barriere psicologiche, emotive e culturali che ostacolano il suo percorso.

Completato e arricchito da una serie di interviste e testimonianze dirette, il lettore scopre che LoveAbility non è soltanto il titolo di un libro, ma un vero e proprio movimento che ha come scopo la sensibilizzazione della collettività sul problema dell’assistenza sessuale per persone con disabilità cognitive e motorie. Un movimento nato dall’esigenza di far sentire la propria voce, di raccontare al mondo le storie di queste persone, le difficoltà incontrate nel cammino di scoperta del proprio corpo, della propria

sessualità, delle proprie esigenze fisiche e affettive -esigenze che, a dispetto di qualsiasi malattia, rispecchiano quelle di qualunque altro individuo. E se proprio vogliamo usare il termine “normalità” per differenziarlo dal concetto di disabilità, è in quest’esigenza che l’inabile scopre la parte più normale di sé, un impulso che condivide con tutti gli altri esseri umani.

Importanti sono le testimonianze di famigliari, genitori e amici; come spiega Maximiliano Ulivieri i dogmi, i tabù, il retaggio culturale di chi ci sta accanto possono costituire un ostacolo non indifferente ma è possibile, oggi più che mai, rendere le persone partecipi di una vera e propria rivoluzione del pensiero, ponendo la società di fronte al dibattito sulla sessualità del disabile con concretezza e spirito critico, ma soprattutto facendo in modo che ognuno di noi comprenda l’importanza del tema.

Il blog di Elisa: http://fiumidiparoleblog.blogspot.it/2015/06/presentazione-di-loveability.html