Il tema della sessualità e della disabilità, sono temi alquanto difficili da trattare. In primo luogo perché la sessualità è considerata un enorme tabù e un argomento del quale “non si deve parlare”, in secondo luogo perché il tema della disabilità è un tema molto ampio (che accarezza disabilità più o meno gravi, che ha a che fare con la disabilità fisica, psichica o entrambe le cose) e inoltre quando “pensiamo” alla disabilità tendiamo a considerarla un territorio asessuato.

Questa concezione deriva dal fatto che molto spesso, soprattutto quando si parla di disabilità mentale, si tende a considerare l’individuo in una situazione di “eterna fanciullezza” e quindi non in grado di agire la sua sessualità. Ma a questo punto la domanda sorge spontanea: e gli impulsi sessuali di queste persone?

Ovviamente gli impulsi sessuali di queste persone ESISTONO, ma molto spesso vengono messi a tacere attraverso l’uso del farmaco o non vengono presi in considerazione sperando nel buon vecchio “non svegliamo il can che dorme”.

Ma sembra scontato dire che questa non può essere una soluzione.

La prima cosa da fare quando si pensa a sessualità e disabilità è scardinare gli stereotipi che investono le persone da una parte e la persona disabile dall’altra. Bisogna imparare a pensare diversamente e a pensarsi diversamente.

In questo articolo proverò, non a dare delle risposte ma a muovere dei quesiti e a pensare a quali stereotipi e persona possano avere (anche inconsapevolmente) sulle persone disabili. Ci concentreremo soprattutto sul lato maschile.

In queste poche righe mi concentrerò su quella che è la disabilità fisica, in quanto indagare questo tipo di argomento parlando di quella mentale è una cosa molto più complicata e delicata.

Bene, sempre chiudendo fuori dalla porta perbenismi inutili e mettendo un pizzico di sorrisi e cinismo tipici della mia persona voglio dirti che voglio fare un gioco con te!

Voglio che adesso nella tua testa tu faccia un brain storming e pensi a tutte le parole che ti vengono in mente se io ti dico UOMO.

Sicuramente avrai pensato a parole come:

  • Forza
  • Sicurezza
  • Protezione
  • Prestanza fisica
  • Uomo macho
  • Uomo lavoratore
  • Ecc…

Ecco questi sono gli stereotipi che attanagliano l’immaginario comune di come dovrebbe essere un uomo.

Adesso voglio che tu faccia la stessa cosa pensando all’uomo disabile, sicuramente ti sarà venuto in mente:

  • Sensibile
  • Fragile
  • Infelice
  • Forse con disturbi dell’erezione
  • Forse senza sensibilità fisica

Che cosa succede nel mondo della disabilità? Beh spesso succede che questi stereotipi al maschile vengano cuciti addosso e automaticamente generino sicurezza e poca fiducia in se stessi. Questa cosa succede solo nel mondo della disabilità? Beh, ovviamente no! Ma quando ci si ritrova ad avere un limite più visibile di un altro è più facile incorrere in un tantino di insicurezza.

Ma sono veramente queste le qualità che dovrebbe avere un uomo? NO, ma noi purtroppo siamo plasmati da delle influenze culturali che ci spingono a pensare in questa direzione. Possiamo però fortunatamente affermare che spesso la realtà è diversa.

In alcuni casi può capitare che nella testa dell’uomo disabile, E NON SOLO, venendo meno a questi “ideali pompati” di seduzione, si crei una sensazione di inadeguatezza che spesso porta ad una chiusura.

E dall’altra parte capita la medesima cosa, spesso ci si fa un’idea dell’uomo disabile che poco si addice alla realtà. Non è per forza detto che un uomo disabile debba essere dolce e sensibile, come non è per forza detto che la sua disabilità comporti una fragilità fisica.

Quindi il reale punto della situazione, che può sembrare banale ma banale non è imparare a destrutturare per costruire un tipo di sessualità costruita su misura, come un vestito per un’occasione importante! Purtroppo gli stereotipi fanno parte di noi come essere sociali, sia da una parte che dall’altra. L’unica cosa che possiamo fare è rendercene conto e lavorarci.

Ma non dovrebbe essere così per tutti? CERTO! Ma può accadere quando si parla di sessualità e disabilità che l’atro debba abituarsi ad un corpo nuovo, che ha una reattività diversa che ha una fisicità che è diversa. Quindi sono tutti beceri quelli qui fuori? NO, sono solo persone che devono avere del tempo per approcciarsi con qualcosa che non conoscono.

Per quanto un’opera d’arte possa essere strana o distorta ci sarà sempre un buon intenditore che la amerà e la apprezzerà alla follia!

Ma se quell’opera la teniamo chiusa in cantina nessuno mai saprà anche solo semplicemente che esiste.

Guardiamoci e chiediamoci se quella “polvere” addosso non siamo noi stessi a lasciare che si depositi. Quindi prendete la vostra opera d’arte e permettete alle persone di guardarla.

ANNA CASTAGNA