Disabilità e persone con disturbi psichiatrici.

Written by maxulivieri

On 8 Dicembre 2018

Di assistenza sessuale non si discute ancora abbastanza e l’ignoranza legata all’argomentende a ledere l’obiettivo di raggiungere una legge che riconosca la figura del Love-Giver mettendo in atto quanto stabilito dalla sentenza n. 561 del 18 dicembre 1987 stabilente che «Essendo la sessualità uno degli essenziali modi di espressione della persona umana, il diritto di disporne liberamente è senza dubbio un diritto soggettivo assoluto, che va ricompreso tra le posizioni soggettive direttamente tutelate dalla Costituzione ed inquadrato tra i diritti inviolabili della persona umana che l’articolo 2 Cost. impone di garantire».

Le definizioni delineano dei confini, il più delle volte è un bene ma in questo caso risulta riduttiva quella di assistente sessuale in quanto la figura che vuole ricoprire questo ruolo è anche altro, così come il sesso non è semplicemente masturbazione o l’atto sessuale in se. La sessualità è consapevolezza di sé stessi, dei propri desideri, delle proprie necessità fisiche e delle proprie limitazioni; è approccio fisico, psichico, intellettivo ed emotivo. Emerge in questo quadro la complessità del significato di assistente sessuale e la necessità di diffondere quante più informazioni possibili su questa figura e sull’impatto che avrebbe nel migliorare qualitativamente un aspetto tanto importante quanto poco considerato come il sesso nella vita dei disabili motori e intellettivi. Culturalmente non si è ancora ben disposti nei confronti della sessualità che viene percepita come qualcosa di distante dal ruolo sociale della persona mentre è qualcosa di indissolubilmente legato ad essa e le frustrazioni che nascono per questo approccio negativo creano spesso disagi emotivi e psicologici nei normodotati, per i disabili la questione diventa ancora più difficile dal momento che collettivamente c’è la tendenza a considerarli asessuati e asessuali.

Per poter cambiare concretamente il corso degli eventi è necessario creare una nuova consapevolezza sociale sul sesso e sulla sessualità lottando per diminuire l’ignoranza e le false credenze e questo è possibile solo in un modo: testimoniando la realtà, non quella che alberga nel menti soggette a pregiudizi e ipocrisie, la realtà concreta.

Questa era una premessa e al tempo stesso una promessa, come a dire che su l’argomento si tornerà per parlarne da altre angolazioni.

In questo articolo però si vuole affrontare una sfumatura complessa di questo contesto già di per sé delicato e macchinoso.

È possibile offrire il supporto dell’assistente sessuale a una persona affetta da un disturbo psichiatrico? Nel Disegno di Legge N. 1442, Disposizioni in materia di sessualità assistita per persone con disabilità è inclusa anche la figura del disabile psichico e questo apre una parentesi che merita di essere analizzata e discussa in modo diverso dalle altre perché si è di fronte a un ambito estremamente articolato e dalla difficile comprensione. Chi è un disabile psichico? Quali sono le barriere sociali con cui deve confrontarsi costantemente? La società è consapevole che un disabile psichico non è la sua malattia bensì una persona e come tale non solo ha dei diritti da rivendicare ma pulsioni ed emozioni?

Sono domande che generano altri interrogativi, alle quali non sono ancora state fornite risposte adeguate. Cosa significa avere una disabilità psichica? È l’assenza della salute mentale e la salute mentale, per rifarsi alla definizione dell’OMS, è uno stato di benessere emotivo e psicologico nel quale l’individuo ha la possibilità di sfruttare le capacità cognitive ed emozionali a lui attinenti esercitando la propria funzione all’interno della società e partecipando costruttivamente ad essa. Questa definizione sembra quasi estraniare dalla realtà i disabili psichici, più di quanto non possa fare la malattia che li affligge, essi restano intrappolati ai margini del tessuto sociale, schiavi del loro disturbo e vittime di una società che spesso fornisce ostacoli più che supporti.

In materia di assistenza sessuale però non si può dare per scontato un sostegno in questo senso. Le disabilità psichiche richiedono cautela, consapevolezza e preparazioni mirate perché ogni disturbo è a sé, non è pensabile approcciarsi a una persona affetta da disturbo di disforia di genere come a chi ha un disturbo di personalità o soffre di disturbo borderline o ancora di un disturbo dell’umore come quello depressivo. I disturbi psichiatrici sono un metamondo che va esplorato attentamente in ogni suo spazio prima di pensare di creare una figura idonea a svolgere l’attività di assistente sessuale specifico per questo aspetto della disabilità.

Con questo si vuole far comprendere che potrebbe essere possibile ma che la formazione dovrebbe essere specifica e una preliminare indagine sulla tipologia del disturbo dovrebbe divenire la prassi per stabilire l’effettiva attuabilità dell’affiancamento di un assistente sessuale a un disabile psichico.

Virginia Mancori

Sono laureata in Storia e Antropologia con curriculum in antropologia. Da sempre sono interessata alle dinamiche sociali che intervengono a disegnare i fili del tessuto sociale che abitiamo ogni giorno. Il mio obiettivo più grande è senza dubbio quello di sciogliere tutti i nodi che impediscono alle persone di vivere liberamente i propri sogni e le proprie passioni. Il progetto di Maximiliano è attuale, dinamico e vitale e sono proprio questi gli elementi che rendono un obiettivo degno di tale nome e poter collaborare a questo è un’opportunità meravigliosa per cambiare tutti quegli schemi che necessitano di essere cambiati!

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