L’amore ci rende fragili, più propensi a lasciarci attraversare dall’altro, che in quanto soggetto amato, incontra il nostro spazio vitale e relazionale, al punto da fondersi con esso.
Allo stesso modo, noi ci mettiamo in gioco attraversando i sentieri impervi altrui, di cui noi, improvvisamente, finiamo per diventare esploratori, quando fino ad un minuto prima, non avremmo speso neanche un minimo delle nostre energie per entrarvi.

La storia che sto per raccontarvi lo dimostra.

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Sul treno regionale Roma – Bologna, preso sempre di corsa alla stazione Tiburtina, Vittoria si era imbattuta in una rivista che qualche passeggero prima di lei, aveva dimenticato.

Un giornalista, alla sua prima esperienza per il Post, si era tuffato in un’intervista memorabile, per fare colpo sulla direttrice, che oltre ad essere un tipo particolarmente meticoloso, doveva essere sicuramente affascinante.

Altrimenti, come spiegare l’incipit che precedeva l’articolo: “come mia prima esperienza per il workshop, vi propongo una storia unica e sorprendente?”

Il titolo era tutto un programma: “L’amore – esperienza di vulnerabilità”

La foto ritraeva un giovane uomo di bell’aspetto, con leggero sorriso appena pronunciato sulle labbra. Vittoria era colpita dall’espressione del viso: dava un segno di grande maturità e consapevolezza di sé.

Così, dopo avere mostrato il biglietto al controllore che la stava già richiamando (con le cuffie Beats – regalo di laurea dei suoi amici più cari – e persa com’era nel contemplare quella espressione, non si era minimamente accorta del suo passaggio), si immerse totalmente nella lettura.

Il tuo pensiero sull’amore in generale.

M’interrogo spesso sul significato, sul senso, sulla natura dell’amore; chiaramente non facile dare risposta a questi quesiti. Una prima immagine che può cominciare a fare un po’ di luce sulla questione, la prendo in prestito dalla sacra scrittura: “Dio è amore!”. Mantenendomi nel terreno della scrittura, mi sovviene un altro concetto, quello che vede l’uomo creato a immagine e somiglianza di Dio; quindi per la proprietà transitiva anche l’uomo è fatto di amore. Ma l’uomo è formato da un amore che non è fine a sé stesso, non è bastevole alla felicità se non è condiviso. L’uomo non può vivere d’amor proprio ma ha bisogno dell’amore degli altri e per gli altri, infatti, non si saprà mai in che misura l’amore è egoistico e quanto altruistico.  Quanto detto, naturalmente vale per tutti gli amori: quello coniugale come quello che lega genitori e figli, quello di un fratello verso un altro come quello dei nonni per i nipoti e viceversa.

Hai mai cercato l’amore prima d’ora?

Sì, fin dall’adolescenza l’ho voluto e cercato; naturalmente mi è capitato d’innamorarmi, ma si è sempre trattato di un sentimento mai corrisposto. Queste sconfitte mi hanno portato, nella primavera scorsa, a chiedere ad una persona di cui nutro profonda stima, se secondo lei era possibile amare una persona con disabilità e se quindi per me aveva senso continuare a cercarlo. Lei mi rispose: “Il bisogno di amare e di essere amati è di tutti gli esseri umani, bisogno insopprimibile, primario, come quello di mangiare, dormire. Mi chiedi si può amare una persona con disabilità? Ti rispondo sì, certamente sì, perchè non si dovrebbe. Trovare, però, nel concreto una persona che amiamo e che ci ami non è impresa facile. Non lo è per nessuno, non solo per le persone con disabilità. Mi verrebbe di dire di non smettere mai di cercare ciò che ci fa stare bene. E’ il mio mantra, cerco di seguirlo sempre. Anche se probabilmente l’amore non si cerca, arriva al momento giusto”. A questo punto, le richiesi se avrei trovato qualcuna disposta ad amarmi; rispose: “Sai che incontrerai non poche difficoltà, ma l’impossibile è solo nella nostra testa. Sei un combattente, ogni giorno ti scontri con tanti ostacoli. Vai avanti e punta il tuo sguardo su un orizzonte più alto. Concentrati sulle tue qualità, potenziale e un giorno qualcuno guarderà quelle e non il resto (…) la disabilità fa paura a tanti. Ma non a tutti!”

Sentirti amato, per la prima volta, che sensazione ti ha trasmesso?

L’amore corrisposto, naturalmente, è tutta un’altra cosa: sentirsi importante per qualcuno, fondamentale, è meraviglioso; come lo è il poter riversare amore verso qualcuno. Sento la vita che pulsa, tutto assume un nuovo senso: ogni azione, ogni pensiero diventa costruzione del futuro. L’amata è l’ultimo pensiero della sera e il primo del mattino, l’immagine del suo viso è sempre impressa nei miei occhi.

Quando ti sei innamorato, hai avuto paura di non essere corrisposto?

Credo che questa sia la principale paura che blocca noi disabili dal dichiararci, il rischio più grande è perderla anche come amica. E’ un’angoscia che inibisce i nostri sentimenti, una sfida ardua ma che vale la pena affrontare.

Cosa provi quando sei con lei. Sensazioni tattili e non solo.

L’animo entra in fermento quando sa che l’incontrerò: le pulsazioni aumentano leggermente, un leggero vuoto allo stomaco ti prende e non ti lascia più. Tutto passa con il suo incontro: lo spirito si calma e l’animo si placa. Il suo tocco guarisce tutto, con i suoi baci ogni dolore finisce, niente può recarti fastidio. Gli ormoni cominciano a rilasciare sostanze benefiche, cominci a stare meglio; purtroppo al momento del distacco rimane soltanto il suo profumo e la voglia di rivederla il più presto possibile.

Cosa speri da questa relazione amorosa?

Quello che spera ogni innamorato: che sia per sempre; che il legame che ti lega all’amata non finisca mai. “Per sempre”, infatti è la parola più forte dell’amore, perché è la parola che lo distingue da ogni altro rapporto umano.

Credi che sia possibile, nel 2019 abbattere finalmente il muro di pregiudizi su amore e disabilità?

Penso che il momento storico sia quello giusto, mai come oggi la coscienza civica su questo tema è stata così alta. Oggi che la disabilità non fa più la paura di qualche anno fa, oggi che le relazioni sentimentali con all’interno la disabilità sono sempre più frequenti. Sì, è questo il momento giusto per superare questo blocco.

“L’immagine del suo viso è sempre immersa nei miei occhi”. Vittoria stava ripetendo a mente quell’espressione letta nell’intervista mentre nel treno risuonava l’annuncio: “siamo in arrivo a Bologna  Centrale”.

Prese tutte le sue cose di fretta, chiedendosi come avesse fatto a trascorrere 2 ore di tragitto leggendo un’intervista di sole due pagine: più che una lettura, si era trattato di una meditazione. Ogni tanto aveva volto lo sguardo alla foto del ragazzo in questione, per chiedersi chi fosse mai la donna fortunata per avere a fianco un uomo che la amasse così perdutamente.

“Vi auguro di essere felici, chiunque voi siate” – disse tra sé – “se questo vuol dire essere vulnerabili, significa che il mondo ha più bisogno di fragilità sincere che di inutili corazze”.